|
|
|
||||||||||||
![]() |
|
|
|
|
|||||||||
|
|
|
![]() |
|
||||||||||
|
|
|
||||||||||||
| |
|
|
|||||||||||
|
|
|
||||||||||||
|
|
|
|
|||||||||||
|
|
|
|
|
||||||||||
|
|
|
||||||||||||
|
|
|
|
|||||||||||
|
|
|
|
|
||||||||||
|
|
|
||||||||||||
|
|
|
||||||||||||
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
| |
| COSE DI QUESTO MONDO "Continuo a chiedermi come sia possibile che dopo aver letto tante tragiche storie di profughi sui giornali, dopo essersi resi conto delle difficoltà che queste persone affrontano per arrivare fin qui le nostre reazioni siano sempre di ostilità nei loro confronti. Credo che se la gente avesse la possibilità di sapere tutto ciò che queste persone sono costrette a sopportare ed affrontare prima di arrivare nel nostro Paese, forse avrebbe maggiore rispetto nei loro confronti.": confessa il regista inglese Michael Winterbottom così motivando la decisone di girare un film coraggioso come "Cose di questo mondo", vincitore dell’Orso d’Oro al recente Festival di Berlino. L’avventura (girata con una piccola video camera digitale e senza illuminazione artificiale) dei due cugini pakistani Jamal e Enayatullah che da Peshwar decidono di raggiungere Londra viene raccontata in tutte le diverse tappe del loro doloroso viaggio: in autobus fino a Quetta e poi su di un camion sino in Iran... in seguito attraverseranno le montagne del Kurdistan per arrivare finalmente in Turchia ed una volta ad Istanbul partire , a bordo di un cargo, per Trieste... da lì raggiungeranno il campo profughi di Sagatte, in Francia, e finalmente la tanto sospirata meta! Una cronaca quasi documentaristica che avvalendosi della tecnologia digitale, di attori "presi per la strada" e di una sceneggiatura in fieri diventa lo straziante e doloroso manifesto di un’umanità costretta ad emigrare, da sempre, per un miglior tenore di vita. Film urgente e necessario quindi anche alla luce delle recenti cronache di guerra che stimano un esodo di profughi dalla quantità incalcolabile e che amaramente ci costringe a fare i conti con le nostre ipocrisie e retoriche facciate di società democratiche. Michael Winterbottom (dieci film in otto anni di carriera che, da "Butterfly Kiss" a "24 Hour Party People", l’hanno visto "navigare" a cielo aperto in acque nuove ed inesplorate) si "limita" così a schiaffeggiare le nostre umane e misere esistenze sbattendoci in faccia il freddo diario di un viaggio non organizzato dove più di mille fotografie e variopinti souvenir sono le grida d’aiuto e gli squarci di luce nell’oscurità del container a bordo del cargo (dove per più di 40 ore vi sono rinchiusi questi "turisti" per necessità) a lasciare il più vivo ed indimenticabile ricordo di un esodo apocalittico per vastità di disperazione ed immensità di colpe. Calogero Messina |
Tutto il materiale in questo sito è di proprietà di Hualt di Fidel Olivieri.E' vietata la riproduzione anche parziale.
Hualt non è collegato ai siti recensiti e non è responsabile del loro contenuto.