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I LUNEDI' AL SOLE Esistono ancora film (da segnalare a qualche associazione di difesa e tutela del patrimonio "umanitario"!) capaci di afferrarti per lo stomaco e lentamente stringertelo... per poi rimanere con questo senso di vuoto e stordimento dentro che fa fatica ad andare via. Film necessari, urgenti, commoventi nel loro infinito e disperato bisogno di esistere ed arrivare al cuore della gente e maledettamente veri nel raccontare il dramma, la tragedia e la commedia di vite umane quotidiane... storie prodigiose di ogni giorno. Fernando Leon De Aranoa, alla sua terza regia, è "l’ignaro" artefice di questo piccolo capolavoro: "I lunedì al sole" diventa così l’indispensabile film da collocare nella nostra immaginaria cineteca di titoli che hanno saputo raccontare con sincerità, passione ed amore la sopravvivenza, l’ostinazione, il coraggio, la tenacia dei passeggeri clandestini del nostro Pianeta. Santa (il camaleontico e ru d e Javier Bardem), Josè (la mobile e comunicativa fissità di Luis Tosar), Lino (il silenzioso e puro Jose Angel Egido), Amador (il volto disperato e "spento" di Celso Bugallo) sono solo alcuni "numeri" degli oltre ottanta lavoratori di un cantiere navale licenziati dopo la sua chiusura ed a tre anni di distanza dalle lotte sindacali per una risoluzione dei loro contratti li ritroviamo alle prese con le difficoltà quotidiane di chi (con famiglia e non, oltre la cinquantina e non) deve riconquistare un posto nel tessuto sociale ed economico di una realtà lavorativa in continuo mutamento per la propria dignità di cittadini e di uomini. I quattro amici si ritrovano spesso insieme al bar La Naval, proprietà di un loro ex collega che è riuscito a "risollevarsi" (perché come dice Amador "bisogna chiedersi non se noi crediamo in Dio ma se è Lui a credere ancora in noi"!), impegnati in un quotidiano, duro ed amaro confronto tra "resurrezioni" annunciate e sconfitte continuame n te accettate. E se Lino regolarmente si reca a colloqui di lavoro ora mentendo sulla sua età altre tingendosi di nero i suoi capelli grigi , se Josè scopre di non essere più "un soggetto attivo" mentre la moglie che lavora di notte in una fabbrica di inscatolamento può richiedere prestiti alla banca e sognare un futuro da "sirena" lontana dalla pesante "ancora" matrimoniale, se Amador si è ridotto a vivere come un baraccato e Santa ostinatamente continua a non chinare il capo nutrendosi avidamente di una dignità che ha il sapore antico ed amaro di ideali e sogni immacolati ... è per tutti loro, per i loro lunedì sotto un sole fannullone mentre l’altra umanità incomincia la propria settimana lavorativa che Fernado Leon De Aranoa (sincero sceneggiatore e puro manovratore di una macchina da presa liricamente ossessiva) ha scelto di raccontare le paure, le emozioni, le gioie, i dolori, le difficoltà, gli amori di uomini che percorrono ogni giorno strade in salit a , funamboli senza rete e senza pubblico nel più straordinario e meraviglioso spettacolo che è la vita umana. Di Calogero Messina |
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