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IL LIBRO DELLA GIUNGLA 2 Incurante
dei rischi e delle ripercussioni che una produzione seriale possa avere
sull’originalità, qualità e competitività
dei propri lavori (dovrebbe far riflettere il recente Premio Oscar per
l’animazione andato al sorprendente “Spirited Away”
a discapito dei due film disneyani candidati “Lilo & Stitch”
ed “Il Pianeta del Tesoro”), la Walt Disney fa arrivare
sui nostri schermi “pasquali” l’ennesimo nuovo cartone:
“Il Libro della Giungla 2” diretto da Steve Trenbirth. La
storia ha inizio dalla fine del primo film, con Mowgli (il caschetto
nero e “soldo di cacio” più famoso del mondo di Cartoonia!)
diviso fra i due mondi: quello della giungla con i suoi “vecchi”
amici (l’orso Baloo, la saggia pantera Bagheera e gli alleati
avvoltoi) e nemici (l’affamato boa Kaa e la tigre, eterna nemica,
Shere Khan) ed il villaggio degli uomini con i suoi nuovi compagni di
giochi ed avventure come il piccolo Ranjan e la bella Shanti. Diretto
da Wolfang Reitherman (e tratto dal romanzo classico di Rudyard Kipling),
il primo “capitolo” uscì il 18 Ottobre del 1967 (fu
l’ultimo film supervisionato direttamente da Walt Disney) e divenne
immediatamente uno dei più grandi successi dell’animazione.
Il sequel , per fortuna, ne conserva la semplicità e leggerezza
dei tratti grafici, la dolcezza dei personaggi ed il candore e linearità
di snodi narratici che, non scimmiottando i prodotti animati ipercomputerizzati
e violenti di questi ultimi anni, danno al cartone quel fascino antico,
“bohemien” e sincero che non ci fanno rimpiangere troppo
l’originale! Merito anche di una colonna sonora spumeggiante (ritroviamo
il brano musicale di Terry Gylkinson, nominato all’Oscar, “Lo
stretto indispensabile”) e di numeri coreografici che farebbero
impallidire i ballerini di “Chicago” (il jazz quest’anno
è proprio di moda!). E se dopo esserci divertiti con le avventure
di Mowgli noi adulti impareremo a giocare di più mentre i bambini
a comprendere il valore delle scelte e profonda ricchezza delle “diversità”,
allora l’eterna lezione di Nonno Disney sarà sempre valida
ed anche questo film d’animazione troverà la sua ragion
d’essere nell’impegnativo compito di farci sentire tutti
(grandi e piccini) un’unica razza in continua e mai solitaria
crescita. Calogero Messina |
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