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L’ANIMA GEMELLA

Ci sarebbe realmente dispiaciuto non riuscire a vedere al cinema il nuovo film "L’anima gemella" di Sergio Rubini. Dopo un’anteprima al Festival di Venezia 2002, le note vicende legali del gruppo Cecchi Gori avevano coinvolto nel bailamme giudiziario conseguito diverse pellicole del listino (oltre Rubini, anche il film di Paolo Virzì ed Alessandro Paci), così facendo "riposare" nella naftalina titoli validissimi di registi molto attesi. Finalmente (grazie all’intervento della Medusa) la situazione si è sbloccata ed il primo film del "listino maledetto" ad arrivare nelle sale è la favola surreale, calda, "vagamente alterata e pervasa di un’ebbrezza che trasfigura la realtà" del regista/sceneggiatore/attore Sergio Rubini che dopo "Tutto l’amore che c’è" ritorna nella sua cara ed amata Puglia per raccontarci una nuova storia del Sud. E se il caso ha voluto che insieme alle luci ed ai colori meridionali del film di Rubini contemporaneamente sugli schermi scorressero le immagini calde ed assolate di una selvaggia Sicilia nel film western di Gianluca Sodaro "Cuore Scatenato", tale coincidenza è il più evidente segnale di come il Sud del Mondo sia da sempre una miniera inesauribile di racconti mitici e favole leggendarie. Come quella del giovane Tonino (Michele Venitucci) e la bella Maddalena (Violante Placido), legati da un amore puro ed incondizionato. Ma la loro storia suscita l’invidia di Teresa (Valentina Cervi) che ossessivamente insoddisfatta del suo aspetto fisico si sente schiacciata dal confronto con la cugina Maddalena e cercherà perciò con ogni mezzo di sottrarle il bel fidanzato. Ricorrerà addirittura alle arti misteriche di una vecchia fattucchiera del paese ma Teresa cadrà invece nelle mani del figlio della maga, Angelantonio (Sergio Rubini), un barbiere scalcagnato e truffaldino, che pur di accaparrarsi i soldi offerti dalla ragazza si improvvisa "santone" e riesce miracolosamente a mutare l’aspetto fisico di Teresa in quello di Maddalena e viceversa! Ma l’amore, quello vero, va oltre la fisicità dei corpi per vivere e nutrirsi di percezioni e sensazioni finissime che nessun involucro può mascherare ed è questo sentimento autentico e vero che Rubini ha voluto raccontare in una favola che avesse il realismo dei sogni ad occhi aperti, in sospeso e leggero equilibrio tra vecchio e nuovo sud, credenze magiche e passioni ed umori viscerali di un mondo leggendario e contemporaneo. Aiutato da Domenico Starnone in una scrittura mai forzata o pesante nonostante i toni sospesi e sfumati, da una fotografia (Paolo Carnera) dai colori irrealistici e concreti allo stesso tempo e da un gruppo d’attori vivaci e credibili "maschere" di un teatro dell’Assurdo (straordinarie Valentina Cervi e Violante Placido nello scambiarsi i ruoli ed essere parimenti convincenti sotto le due diverse sembianze!), Sergio Rubini continua il suo viaggio nel Sud di mondi e sentimenti, facce e storie che non ci stancheremo mai abbastanza di continuare ad ascoltare.

Di Calogero Messina


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