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LA
FINESTRA DI FRONTE
E’
sufficiente scorrere con la macchina da presa da una finestra aperta
ad un’altra per far scivolare il tempo tra passato e presente
in un emozionante e silenzioso passaggio che non ha bisogno di alcun
effetto speciale per raccontare il viaggio della memoria. Ed il cinema
di Ferzan Ozpetek (da Il bagno turco a Le fate ignoranti) non ha mai
avuto bisogno di trucchi tecnici od orpelli narrativi per colpire dritto
al cuore ma con la semplicità di linguaggio e pulizia di immagini
(oramai chiari segni distintivi del suo cinema) lasciare più
feriti sul campo! Il suo ultimo lavoro La finestra di fronte non si
allontana da questi binari e nel raccontare la storia dell’incontro
misterioso di Giovanna (sposata da otto anni con l’irresponsabile
Filippo e madre di due figli) con un signore molto anziano e distinto
che ha perso la memoria e non sa più chi è né da
dove venga e dell’altrettanto "magico" sfiorarsi di
Giovanna con Lorenzo, il suo dirimpettaio di finestra, Ozpetek ci regala
un altro dei suoi affascinanti racconti mai vergognandosi di accendere
spudorate ed abissali emozioni. Ma un’eccessiva artificiosità
del testo, una personale difficoltà a vedere dietro il volto
elegante ed austero di Giovanna Mezzogiorno la rassegnazione e banale
"normalità" di una donna "del popolo", un’ancora
acerba prova di Raoul Lorenzo Bova e l’uso a volte troppo enfatico
del tema musicale principale di Andrea Guerra (che peraltro nella voce
di Giorgia, che accompagna i titoli di coda, trova la sua più
felice versione) non aiutano il film a mantenersi su quei picchi elevati
di coinvolgimento emozionale dai quali ci fa piacevolmente precipitare.
Se identico coraggio e sana incoscienza avesse accompagnato Ozpetek
non solo nella scelta ardita di un tema come il profondo valore della
memoria storica (contemporanei flashback nella Roma del 43 delle deportazioni
naziste) e personale ( eterni conflitti con le proprie insicurezze e
paure) ma anche di soluzioni e snodi narrativi più liberi e meno
ricattatori o ruffiani e di indirizzi stilistici slegati da ragionevoli
compromessi commerciali, "La finestra di fronte" si sarebbe
imposto con più forza ed incisività. O con quella stessa
prepotente carica di vibrante energia che il volto di Massimo Girotti
, nel ruolo dell’anziano signore smemorato, si porta scritto sul
volto... tracce di una memoria di un vissuto che generosamente Massimo
regala al suo personaggio lasciandoci così l’indimenticabile
ritratto di un uomo dignitosamente appassionato d’amore.
FERZAN
OZPETEK: “Ecco il mio film che nasce dalla vita”
Entra in sala leggermente teso! Ma i primi ed immediati complimenti
e strette di mano amichevoli servono ad allentare l’ansia cresciuta
nell’attesa di conoscere l’iniziale giudizio della stampa
venuta a vedere “La finestra di fronte”. Ed il regista Ferzan
Ozpetek può così promettere scherzosamente (?) di diminuire
l’uso di ansiolitici e parlare a cuore aperto di questa sua “creatura”
che non ha bisogno di particolare sostegno potendo camminare sulle sue
sole gambe confidando nella potente forza di emozioni e sentimenti diretti
e sinceri.
Come è nata l’idea di questa sua nuova storia?
FERZAN OZPETEK: Anni fa incontrai vicino a Ponte Sisto un signore anziano,
con i soldi in mano, che diceva di non sapere chi fosse. All’inizio
pensai, come Giovanna, che fosse un imbroglione, ma lui mi disse che
erano 30 anni che non usciva di casa ed era spaventato dalla città,
dai suoi cambiamenti. In Davide la confusione ha la sua ragione di fondo
nel senso di colpa per essere sopravvissuto al lager, diversamente da
tanti altri. Da qui siamo partiti, io e Gianni Romoli, intrecciando
questa storia con quella di una coppia piena di problemi. Lui s’occupa
della scrittura vera e propria, io rileggo, correggo e Gianni subisce.
C’è molta attesa per questo suo nuovo film dopo il successo
del bellissimo Le fate ignoranti…
FERZAN OZPETEK: E’ vero ma posso dire che non ha influenzato il
mio modo di lavorare: c’è sempre molto di me, della mia
vita nelle storie che voglio raccontare. Ci sono poi le gioie, le risate
e le lacrime di tutti i miei attori che insieme a me, sul set, costruiscono,
giorno per giorno, le emozioni del film.
Nei suoi film ci sono quasi sempre personaggi in cerca della loro identità
e circondati da un fascinoso mistero: perché questi temi ed atmosfere
le interessano così tanto?
FERZAN OZPETEK: Credo che sia comune a tutti la ricerca costante della
propria identità così come il mistero stesso è
il vero sapore della vita: uscire la mattina da casa ed andare incontro
a tutti quei segnali misteriosi che ti possono cambiare la vita stessa
è la grande magia della nostra esistenza quotidiana.
Ed invece da dove nasce la scelta di un tema così forte come
il valore della memoria?
FERZAN OZPETEK: Personalmente quando sto a casa mi capita spesso di
pensare a quelle persone che prima l’hanno abitata… mi chiedo
chissà quelle mura… quelle pareti di quanti momenti felici
o tristi saranno stati testimoni. Ed in una città come Roma le
mura sono impregnate di ricordi, di storie così ricche di valori
ed energia che credo sia un patrimonio assolutamente da salvaguardare….
ed oggi più che mai la memoria è molto utile!
Come ha lavorato con gli attori?
FERZAN OZPETEK: Sinceramente quando ho scelto Raoul Bova mi sono arrivate
vere lettere di protesta, che peraltro ancora conservo, di gente che
mi accusava di essermi venduto… di essere diventato “commerciale”.
Invece io credo che sia un grande attore ma è pieno di paure…
è come se avesse addosso un altro Raoul che necessariamente deve
buttare via! All’inizio il suo timore di lasciarsi andare metteva
in soggezione anche me ma quando siamo riusciti a creare un rispettoso
clima di fiducia si è creato tra di noi un meraviglioso rapporto
e sono certo che dopo questo film tutte le sue potenzialità verranno
fuori. Con Giovanna invece abbiamo molto lavorato sulla sottrazione….
durante le prove tendeva a recitare ma io invece ho voluto puntare sui
suoi meravigliosi occhi. E sul set tra di noi è nata un’intesa
straordinaria: bastava semplicemente che ci guardassimo perché
lei, prima che io glielo dicessi, sapeva esattamente quello che volevo
da lei!
Che ricordo le è rimasto di Massimo Girotti?
FERZAN OZPETEK: Ha illuminato tutto il set! La scena che più
amo del film è quella in cui Giovanna scopre il numero che lui
ha tatuato sul braccio. Lo sguardo di Massimo è struggente…
è come se si vergognasse, come se si dispiacesse per essere sopravvissuto
alle deportazioni. Non riesco a credere che Massimo non ci sia più.
Di
Calogero Messina |