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LA REGOLA DEL SOSPETTO Al
Pacino deve averci preso gusto: dopo l’ambiguo detective di "Insomnia"
ed il cinico regista di "Simone", eccolo ritornare al cinema
in "La regola del sospetto" in un altro ruolo dalle sfumature
e chiaroscuri non proprio immediatamente decifrabili. Nei panni del
reclutatore della Cia Walter Burke, Al Pacino (anche se qui sottotono
ed impegnato in una prova di routine!) può dar sfoggio delle
sue sempre notevoli capacità d’attore disegnando il ritratto
di uomo "oscuro" ed enigmatico. Ma tutto è poco chiaro
e netto in un ambiente come quello dei servizi segreti americani dove
le vecchie massime come "Non fidarsi mai di nessuno" e "Niente
è ciò che sembra" la maggior parte delle volte corrispondono
alla realtà. Ne sa qualcosa la giovane recluta James Clayton
(il lanciatissimo Colin Farrell) che, scelto personalmente da Burke,
si ritrova catapultato, all’inizio, nella "mitica" Agenzia
(il luogo dove le giovani leve vengono duramente addestrate per diventare
esperte spie) ed in seguito coinvolto in un incarico speciale(sorvegliare
la sua "collega" Layla/ Bridget Moynahan sospettata di essere
una talpa infiltrata nella Cia per rubarne i segreti) dove non tutto
è così come appare! Per fortuna alla regia troviamo un
veterano del genere come Roger Donaldson (suoi la regia di alcuni thriller
politici interessanti come "Senza via di scampo" o "Thirteen
Days") che riesce a costruire una tesa ed avvincente spy-story
su una sceneggiatura "classica"... da manuale ma non per questo
meno sorprendente o ben congegnata. Di Calogero Messina |
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