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LE DONNE VERE HANNO LE CURVE


A volte, nel buio di una sala cinematografica, può capitare! Di distendere lentamente gli angoli della bocca in un complice sorriso esprimendo così la tua solidarietà e simpatia per le avventure dei protagonisti che stai vedendo scorrere sul grande schermo. Di innamorarti letteralmente di volti di attori ed attrici che nei loro primissimi piani ti appassionano ed emozionano nello scoprire l’incredibile euforia di sentirsi vicino agli uomini ed alle donne del mondo. Di meravigliarti e stupirsi per il ritrovato piacere di saper ancora godere delle piccole emozioni e storie della nostra vita quotidiana. E’ questo che può accadere vedendo al cinema il nuovo film "sorpresa" del Sundance Film Festival 2003 "Le donne vere hanno le curve" diretto dalla regista colombiana Patricia Cardoso. Più di una le analogie con il film-caso della scorsa edizione del Festival "Il mio grosso grasso matrimonio greco": entrambi sono tratti da un testo teatrale che racconta esperienze di vita vissuta: entrambi sono commedie "etniche" (nel film interpretato da Nia Vardalos è protagonista una famiglia greca trapiantata in America mentre in quello diretto dalla Cardoso si tratta di una famiglia di messicani) ed entrambi i film hanno per protagonista una ragazza che impara a camminare con le proprie gambe e così affrontare a testa alta il mondo intero. Ma la commedia di Patricia Cardoso (qui al suo esordio nel lumgometraggio) è ancor più divertente, tenera e sincera (le si perdonano tranquillamente alcune inevitabili "ruffianerie"!) nel raccontare l’estate della maturità della diciottenne e "pagnottella" Ana (sfidiamo chiunque a non trovare terribilmente sensuale il viso ed il corpo della prorompente giovane attrice America Ferrera) che sogna di frequentare la Columbia Univerity e nell’attesa aiuta la famiglia lavorando nel negozio di sartoria della sorella extralarge Estela. Ma il vero ostacolo alla realizzazione dei sogni di Ana è sua madre Carmen (l’indimenticabile simpatia e bravura di Lupe Ontiveros... più di 150 ruoli di cameriera nella sua lunga carriera ma finalmente un ruolo che le rende doverosa giustizia), donna all’antica, autoritaria, invadente ma reale simbolo delle "mamme" di tutte le comunità del mondo. Non scordiamoci però che navighiamo nelle acque delle più classiche commedie cinematografiche e quindi il lieto fine è assicurato (ma che grande dignità e coraggio narrativo e stilistico nel mostrare il dolore di una madre per la partenza della figlia dalle sole tendine di una finestra scostate furtivamente!). E se in televisione imperversa la telenovelas "I poveri piangono sempre di più", Patricia Cardoso allo stesso modo, oltre a raccontare come le donne grassottelle ridano e siano felici sempre di più ("Non c’è miglior ornamento addosso che la carne attorno all’osso!"), ci commuove ed appassiona scoprendo l’ "O’ sole mio" che sorride a qualsiasi ragazza che si affacci coraggiosamente e testardamente alla vita di donna.

 

Calogero Messina


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