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NE’
TERRA NE’ CIELO
Di come diventare, senza alcuna volontà personale, "l’ombelico
del mondo" in equilibrio su una altissima ciminiera! Di come l’intervento
dei media, della gente… della maggioranza sia in grado di manipolare,
a volte, la pura e semplice realtà dei fatti! Della crisi individuale
e sentimentale di un uomo che non si identifica più in niente
e nessuno. Del "miracolo" produttivo di un "vecchio"
articolo 8 e di neanche un miliardo delle vecchie lire che , prodigiosamente,
sul grande schermo si trasformano in un film "ricco" o che
comunque non si è privato di molto! Della passione artigianale
di un regista indipendente come Giuseppe Ferlito che, sostenuto dal
sincero entusiasmo degli allievi del suo Laboratorio di cinema, realizza
un film vigoroso e fortemente competitivo. E della eterna e fondamentale
validità delle buone idee, sorprendente miniera di storie che
fidando e poggiando su così solidi pilastri diventano racconto
"universale" della vita dell’uomo. Di tutto ciò
e di molto altro ancora ci racconta "Né terra né
cielo", secondo lungometraggio di Giuseppe Ferlito con l’augurio
(per il successo del film e di una sua valida circolazione libera da
qualsiasi preconcetto di sorta) che il distratto pubblico cinematografico
non ricolleghi il suo nome all’infelice esperienza di "Femmina".
Pur non esente da sbavature stilistiche, leggere pecche di plausibilità
e sporadiche pennellate di caratteri che scivolano nel macchiettismo,
"Né terra e né cielo" è l’insolita
e sorprendente opera di un regista che abilmente giocando sui toni surreali,
grotteschi, clowneschi e paradossali della sua "parabola"
ci regala una lirica elegia sull’eterna solitudine umana. Simone,
mite operaio, viene improvvisamente licenziato ed in seguito alla scoperta
del tradimento della moglie Margherita (Antonella D’Arcangelo)
con il giova n e sindacalista ed amico di famiglia Sergio (Fabio Fulco),
piomba in una grave depressione che lo porterà ad isolarsi sulla
ciminiera della sua fabbrica. Da qui ha inizio il caotico, vivace, colorato,
sincero e spietato carosello di una collettività (sindacalisti,
colleghi di lavoro, media, politici, preti, industriali e gente comune)
che elegge Simone a scintillante simbolo delle proprie personali e disperate
cause. La vicenda personale si trasforma in un caso nazionale (e non
solo!) che sfugge dalle mani del protagonista espropriandolo così
della sua stessa storie e quando con un filo di voce (disperato perché
da lassù ha visto la moglie trasportata in ospedale) e con messaggi
scritti sugli assegni (debitamente ignorati e manipolati!) chiede di
poter scendere, il mondo intorno rimane sordo alle sue richieste d’aiuto
ognuno ottenendo un proprio tornaconto personale dalla sua definitiva
permanenza… sopra le nuvole! Apologo agghiacciante, duro, sarcastico
ed amara m ente divertente sui perversi meccanismi di una società
malata e sui pericolosi rischi e false illusioni dei totem che essa
ci impone, Giuseppe Ferlito costruisce un libero e viscerale omaggio
alla profonda e sempre più spesso calpestata dignità umana
(l’attore Davide Gemmani, nel ruolo di Simone, ne incarna magistralmente
lo spirito più puro, clownesco e sincero) lasciandoci nell’amara
e magica sequenza finale (Simone "prigioniero" in un sacco
di rete e, sospeso nel cielo,portato via da un elicottero scomparendo
"fellinianamente" in dissolvenza ) l’impronta di un
regista/artigiano/autore che sa raccontarci dell’uomo (dolori,
gioie, paure e sogni) con sincero ed amorevole disincanto.
Di
Calogero Messina
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