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PATER FAMILIAS Raramente
ci si può concedere il lusso di spingerci “oltre”
e di azzardare un giudizio del quale, per coerenza e rispetto di un
pubblico più attento di quel che si vuol far credere, se ne assume
coscientemente la più personale ed oggettiva responsabilità.
Non è scoperta comune infatti segnalare la nascita di un talento
registico ed aurorale come nel caso dell’esordiente Francesco
Patierno (nato a Napoli e per anni attivo nel campo della pubblicità
e dei documentari industriali) che nel suo debutto “Pater Familias”
(dal libro omonimo di Massimo Cacciapuoti) fa subito centro segnalandosi
per personalità di stile e linguaggio narrativo coraggioso e
schietto. Le storie (ispirate a reali fatti di cronaca) di un gruppo
di giovani napoletani allo sbando sono raccontate con quell’impronta
neorealista e lirica di tanto cinema italiano dei nostri padri aggiornato
però seguendo il moderno ed attuale sguardo di una macchina da
presa emozionalmente partecipe, cruda e violenta senza mai scivolare
nella spettacolarizzazione gratuita o compiacente. Antimo (viene ucciso
dopo una rapina andata a male), Roberto (per un gioco rischioso muore
cadendo da un palazzo terremotato), Gegè (si uccide perché
il padre gli ha rubato i suoi risparmi di due anni di lavoro), Michele
(assassinato per aver difeso una ragazza), Giovanni (marito padrone)
e Rosa (una moglie prigioniera di un matrimonio allucinante) sono i
“tessuti fini e delicatissimi” sui quali Paterno imbastisce
le trame di un’umanità disperante, vera e commovente nella
sua ricerca affannata d’amore. Sono i fantasmi in corsa attorno
al sopravvissuto Matteo (il ragazzo che dopo dieci anni di assenza ottiene
un permesso dal carcere e ritorna nel suo paese natale) che nell’arco
di un veloce e straziante viaggio nel tempo tra passato e presente cerca
di recuperare i pochi stracci rimasti di una vita comunque non priva
di speranza. Un mix abilmente shakerato di attori professionisti e non
(il volto di Federica Bonavolontà/Rosa difficilmente riusciremo
a scordarla!), la fotografia angosciante senza essere cupa di Mauro
Marchetti, le musiche volutamente mai di commento ma di suggestivo racconto
di Angelo Talocci (i brani musicali in inglese sono dei Lamb e dei Mum)
ed i movimenti di una macchina da presa mai scontati e sempre urgentemente
necessari fanno di “Pater Familias” quell’esordio
– caso che ben ci fa sperare per il futuro del nostro cinema italiano…
e un po’ meno per le nostre istituzioni che invece di sostenere
opere come questa di degnissima elevatura morale, sociale e culturale
continua a negare il suo appoggio e contributi sulla base di logiche
occulte e misteriose. Calogero Messina |
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