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RICORDATI
DI ME
C’è un solo minuto (esclusivi sessanta secondi sospesi
in un vibrante silenzio) di pace e di calma nel nuovo ed attesissimo
film di Gabriele Muccino "Ricordati di me". E’ il prezioso
ed emozionante tempo che precede la sveglia della famiglia Ristuccia
: papà Carlo, funzionario di una società finanziaria con
un sogno da romanziere nel cassetto; mamma Giulia, insegnante di Liceo
con la nostalgia della polvere del palcoscenico; la figlia Valentina,
17 anni e mezzo, che vuole diventare una show girl televisiva ed il
figlio Paolo, 19 anni, alla ricerca disperata di un amore. E’
il minuto che precede, sui titoli di testa, il loro ingresso nel mondo....
allo scadere del quale "si ricorderanno di essere vivi"! Dopo
è un susseguirsi frenetico, esagitato, nervoso di vite allo sbando,
di rincorse verso la propria, individualistica ed egoistica affermazione.
Poco importa se si è costretti a "passare sui cadaveri"
anche dei propri familiari: l’importante è riuscire a guardarsi
allo specchio e finalmente riconoscere che quello strano essere dalle
sembianze così simili alle nostre fattezze è proprio l’uomo
che avremmo voluto essere! E Gabriele Muccino, regista appassionato,
viscerale, "zavattiniano" nella sua amorevole ossessione di
narrare un quotidiano così simile alle nostre vite da farci sentire
addosso il respiro affannoso ed indagatore della sua macchina da presa,
racconta queste vite confuse e disperate mai sentenziando o moralizzando
sulle loro decisioni ed inevitabili errori ma con l’equilibrato
distacco e misurata partecipazione di uno sguardo complice e vittima
di tempi e meccanismi dai quali è impossibile sfuggire. "Almeno
Muccino nell’universo" (ma a dire il vero in buona compagnia
di altre voci e sguardi limpidi e liberatori come quelli, solo per citarne
alcuni, di Sam Mendes, Paul Thomas Anderson e Robert Altman) riesce
a raccontare la nostra vita con questa incredibile aderenza e sincerità
da farci provare un sano e dignitoso senso di vergogna. E così
dopo esserci ricordati di cosa significhi credere ancora nei sogni accompagnando
il risveglio alla vita di Carlo (un Fabrizio Bentivoglio spaesato ed
in sospesa balia delle onde di naturale emozione ed intensità)....
dopo esserci ricordati del dolore e sofferenza di un confronto quotidiano
e senza tregua con le nostre ansie ed insicurezze immergendoci nelle
"urlate" e disperate richieste d’aiuto di Giulia (Laura
Morante, incredibile caleidoscopio di umori e stati d’animo di
sincero dolore).... dopo esserci ricordati della sfrontatezza, incoscienza
e sfacciataggine giovanile moraleggiando, da ipocriti, sulle scelte
"a limite" di Valentina (Nicoletta Romanoff, un esordio destinato
a lasciare il segno!)... dopo esserci ricordati del nostro assoluto,
costante ed irrinunciabile bisogno d’amore soffrendo per le disavventure
dell’incompreso Paolo (Silvio Muccino, pronto a staccarsi dall’ombra
fraterna e spiccare il volo con le proprie ali!)... e dopo esserci ricordati
della grande dignità e valore del coraggio delle proprie azioni
ammirando le non facili scelte di vita dell’ex fidanzata "scolastica"
di Carlo, Alessia (Monica Bellucci nella sua prova più matura
ed intensa)... non sarà più così semplice passare
davanti ad uno specchio senza fare fatica a ricordare le generalità
e l’aspetto di quell’uomo che con aria misteriosa ed interrogativa
si sta chiedendo chi lo stia scrutando con identico stupore e smarrimento.
GABRIELE
MUCCINO : “RICORDIAMOCI DELLE NOSTRE FRAGILITA’”
E’ uno dei pochi film italiani attesi con ansia, curiosità
ed interesse alla pari di altre pellicole “sospirate” come
i due capitoli di “Matrix” o l’esordio cinematografico
di Hulk. E Gabriele Muccino ne è serenamente cosciente accompagnando
l’uscita di “Ricordati di me” (sostenuto dal cast
principale dei suoi attori) con la tranquilla consapevolezza di un’onestà
d’intenti che, obbedendo alla sua “urgenza” del dire,
l’hanno convinto a tornare dietro la macchina da presa per raccontare
“gli ultimi baci” e i primi dolori di vite al risveglio
dopo un lungo letargo.
Chi sono i vincitori e gli sconfitti di questa sua nuova “cronaca”
di vite quotidiane?
GABRIELE MUCCINO: Non ci sono né vinti né vincitori ma
anime fragili che non hanno più fiducia in se stesse. E volevo
raccontare l’universalità di questo stato d’animo:
vite nevrotiche, inquiete e vittime del loro non piacersi a sufficienza.
Questa deflagrazione avviene all’interno della famiglia: non ci
si confida più ed i nostri familiari sono i nostri più
vicini estranei.
Ed alla fine nulla sembra cambiare nella vita dei suoi protagonisti....
GABRIELE MUCCINO: Credo che la nostra vita sia ciclica: impariamo sì
tante lezioni ma poi le dimentichiamo immediatamente. Per questo motivo
nei miei film non c’è mai un finale definitivo: riesco
a raccontare delle debolezze dei miei personaggi e delle loro momentanee
pacificazioni ma non so che ne sarà del loro futuro.
Comunque nelle sue storie sono quasi sempre le donne le figure più
forti ed indulgenti...
GABRIELE MUCCINO: Sinceramente non credo che sia una distinzione voluta...
personalmente credo che le donne siano più risolute mentre l’uomo
è più ipocrita e meschino... ma non vorrei alla fine correre
il rischio di generalizzare un po’ troppo!
Come si è svolto il lavoro con gli attori?
GABRIELE MUCCINO: Credo fortemente nei dialoghi e nelle sceneggiature...
e nelle prove fatte a tavolino con gli attori prima dell’inizio
delle riprese. Leggendo e discutendo del copione con i miei interpreti
svolgo il lavoro più intenso e faticoso... poi sul set è
tutto più semplice.
SILVIO MUCCINO: Essenziale è stato il rapporto e lavoro fatto
con mio fratello Gabriele: è riuscito a tirare fuori la mia parte
più viscerale ed a farmi recitare in balia delle emozioni del
mio personaggio.
NICOLETTA ROMANOFF: E’ la prima esperienza in assoluto e sicuramente
le prove sono state di grande aiuto per rompere le sovrastrutture e
gli schemi del mio carattere. Però sul set è stato ancor
più faticoso mettere in pratica la “teoria” delle
prove: è stato molto difficile superare il mio forte pudore ma
alla fine è stato veramente liberatorio.
LAURA MORANTE: Anch’io ho sofferto molto sul set e credo che questo
sia stato uno dei ruoli più difficili di tutta la mia carriera:
contraddittorio e ricco di sfumature. Ho avuto molta paura delle scene
urlate ma alla fine, dopo lunghe discussioni con Gabriele, ho compreso
come fosse giusto che Giulia avesse questi toni. In questo ruolo mi
sono sentita come una funambola: sempre in precario equilibrio!
FABRIZIO BENTIVOGLIO: Per me sono state fondamentali le prove “a
tavolino”... anche se poi in realtà si trattava di vere
e proprie messe in scena! Gabriele sul set poi ha una qualità
straordinaria: ha un entusiasmo coinvolgente che credo si percepisca
alla fine nel film! Riesce a creare un’atmosfera veramente avvolgente:
è come se ti mettesse dentro una “galleria del vento”
e così con quella corrente che ti sbatte in faccia riesci a creare
il tuo personaggio!
MONICA BELLUCCI: E’ vero: le prove sono state di grande aiuto!
E devo ringraziare Gabriele per il bellissimo personaggio che mi ha
offerto: il ruolo di una donna “vera” e molto forte e coraggiosa!
Ma c’è spazio per l’improvvisazione sul set?
GRABRIELE MUCCINO: La sceneggiatura per me è un testo sacro e
così sul set non lascio effettivamente alcuno spazio all’improvvisazione:
è già tutto scritto e deciso. Naturalmente poi la magia
scatta dalle emozioni che gli attori riescono a far esplodere a contatto
con queste storie. Io stesso quando giro una scena devo emozionarmi
e non è necessario per raggiungere questo scopo far “volare”
la macchina da presa... ma “basta” far vibrare i personaggi!
Da cosa nasce la scelta della voce di Elisa come interprete del brano
“Almeno tu nell’universo”?
GABRIELE MUCCINO: Avevo pensato a questo brano ancor prima di incominciare
le riprese: le canzoni hanno il grande privilegio di riuscire a raccontare
la vita in soli tre minuti! Stimo profondamente Elisa: è un’artista
di grande onestà ed intensità... ed ammiro la sua naturale
incoscienza del proprio talento! Insieme abbiamo pensato ad una interpretazione
diversa: non virtuosistica come Mina o “urlata” come la
Martini ma qualcos’altro ed Elisa è riuscita nell’intento
e così a sintetizzare nella sua voce tutte le storie dei
personaggi del film. Allo stesso modo ho scelto gli altri brani che
compongono la colonna sonora del film: pezzi carichi di emotività
e che riescono a raccontare ciò che sta accadendo sulla scena!
Dal punto di vista della regia, rispetto agli altri suoi quattro film,
ha provato a cercare nuovi moduli espressivi?
GABRIELE MUCCINO: Cerco sempre di migliorarmi rispetto ai miei lavori
precedenti. Ma non abbandono mai la mia ossessione per il realismo e
quindi concentro tutte le mie forze nel cercare di raccontare la verosimiglianza
delle nostre vite.
I genitori protagonisti di questo film si chiamano Carlo e Giulia come
i due interpreti principali de L’ultimo Bacio...
GABRIELE MUCCINO: E’ solo un filo affettivo... anche se caratterialmente
non ci sono molte diversità con i personaggi del mio precedente
lavoro: è come un poterli rivedere vent’anni dopo e così
scoprire cosa ne è stato delle loro vite.
Ma non ha voglia di misurarsi con altre realtà o generi cinematografici?
GABRIELE MUCCINO: Non ho nulla in contrario a fare qualcosa di diverso
e mi piacerebbe misurarmi con altri generi... anche se sinceramente
ho paura di non riuscirci: l’importante è rimanere onesti
ed assecondare la propria urgenza di voler raccontare solo storie in
cui credi ciecamente.
Anche in questo film ritorna l’uso della voce fuori campo... una
vera voce narrante...
GABRIELE MUCCINO: A dire il vero non ne ho fatto largo uso e poi mi
serviva perché volevo incominciare questa storia come se fosse
una favola... una di quelle fantastiche storie che ci raccontano ad
esempio in televisione ma poi invece scopriamo che nella realtà
accade tutto il contrario!
Si è reso conto dell’attesa al varco e dei fucili puntati
addosso per questo suo nuovo film dopo lo strepitoso successo de L’ultimo
Bacio?
GABRIELE MUCCINO: Sinceramente sono molto sereno oggi, alla vigilia
dell’uscita del film, così come lo sono stato durante le
riprese. Il vero momento di panico l’ho avuto dopo l’uscita
nelle sale de L’ultimo bacio: completamente stordito da tutto
il successo e clamore suscitato e credevo che non sarei più riuscito
a ritornare dietro la macchina da presa. E quando finalmente il film
è stato smontato dalle sale... lentamente ho ritrovato la calma
e la forza necessaria per riuscire a scrivere questa nuova storia che
ho sentito fortemente di voler raccontare. Ed oggi posso dire di preferire
sicuramente quest’ultimo mio “figlio” al precedente:
un lavoro più compiuto ed emozionante!
Di
Calogero Messina |