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SECRETARY

C’era una volta un "Cappuccetto Viola" di nome Lee Holloway che capitò per caso nella tana del lupo cattivo , l’avvocato Grey, ma invece di scappare via impaurita decise di rimanervi con i piedi ben saldi per terra ed i palmi delle mani "incollati" alla scrivania del suo studio... impegnata in un’estenuante ma vittoriosa "prova d’amore" che le farà meritare a pieno titolo il lieto fine di ogni favola che si rispetti.Perché davanti ad una romantica e dolce fiaba ci troviamo vedendo il secondo film di Steven Shainberg "Secretary", vincitore del Premio Speciale della Giuria al Sundance Film Festival 2002. Non traggano infatti in inganno le atmosfere softcore della storia della segretaria Lee che, uscita di recente da un ospedale psichiatrico pur non avendo superato il vizio segreto ed autodistruttivo di infliggersi ferite corporali e punizioni, viene assunta dal misterioso avvocato Grey. Ed anche perché l’ambigua e sadomaso relazione che si stabilisce tra i due è spiata dal regista senza finalità morbose o pregiudizi di sorta ma con l’assoluta libertà e purezza di uno sguardo sincero e pulito. Storia di solitudini sessuali e di necessità d’amore, "Secretary" ha il meritevole pregio di ricordarci il valore ed importanza del dolore alla stregua delle altre forti sensazioni che compongono il variegato spettro delle nostre emozioni. Così come ci ricorda che non tutti gli amori sono "morbidi e gentili" ma ugualmente potenti e veri nell’unione ed armonia perfetta di due esseri fatti l’uno per l’altra. Mai banalizzando o scivolando nel ridicolo, Shainberg, aiutato dalla segretaria Maggie Gyllenhaal (straordinaria "schiava" d’amore che non avrebbe sfigurato nella cinquina "perbene" delle Nomination all’Oscar come Miglior Attrice Protagonista di quest’anno!) e dell’avvocato James Spader (un attore sempre più convincente e valido quando non viene coinvolto in qualche produzione hollywoodiana!), firma una delle favole d’amore più romantiche e commoventi di quest’ultimi anni , in un sol colpo mandando in soffitta stanche "principesse" attempate come Julia Roberts, Meg Ryan o Sandra Bullock, "riciclate" pretendenti alla corona come Jennifer Lopez e sbiadite debuttanti come Reese Whiterspoon o Kate Hudson.

Calogero Messina


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