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SOLARIS


Diamo merito ad un regista come Steven Soderbergh ("Traffic", "Erin Brockovich", "Ocean’s Eleven", "Full Frontal") del suo continuo e lodevole intento di "cambiare" film ad ogni suo nuovo ritorno dietro la macchina da presa ! Ancora non si era cimentato nel campo della "fantascienza" ed ecco arrivare nelle sale "Solaris", nuovo adattamento dell’omonimo romanzo di Stanislaw Lem, già approdato una prima volta al cinema nel 1972 diretto da Andrei Tarkovsky. Ma, come accaduto nei suoi precedenti lavori, Soderbergh ci spiazza con un film "mille miglia anni luce" di distanza dal classico prodotto di cassetta "fantastico" americano. Interessato maggiormente alle scenografie ed atmosfere estranee, sconosciute ed oscure che abitano in ciascun uomo, attratto irresistibilmente dalla natura “fantastica” dei rapporti tra gli esseri umani, Soderbergh racconta la storia d’amore, ambientata in un luogo non meglio precisato del futuro, del Dr. Chris Kelvin (un misurato e desnudo George Clooney) che, richiesto di indagare sull’inspiegabile comportamento di un piccolo gruppo di scienziati a bordo della stazione spaziale Prometeo che hanno interrotto ogni comunicazione con la Terra, si trova a rivivere , attorno l’orbita del pianeta Solaris, la sua relazione con la moglie defunta Rehya (l’affascinante “clone” Natasha McElhone) in un ambiguo, seducente e pericoloso gioco di rimandi al passato e ciclicità di eventi che però si risolvono in un arido ed intelletualistico viaggio nell’animo umano. Quindi niente effetti speciali all’avanguardia, complesse e futuristiche scenografie, esseri mostruosi in agguato per questo dramma fantascientifico da camera che ha avuto il più immediato effetto di convincere il regista (sommando anche gli scarsi risultati al botteghino del precedente “Full Frontal”) a ritornare a rimpinguare le casse dei suoi produttori e distributori accingendosi a girare (proprio a Roma!) l’inevitabile sequel del fortunato “Ocean’s Eleven”.

Di Calogero Messina


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