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THE
HOURS
Un giorno nella vita di tre donne... le ore quotidiane di esistenze
che "non possono trovare pace evitando di vivere". Un giorno
nello scorrere del Tempo di tre momenti storici e di tre città
diverse che convergono e si fondono in un’unica storia di rarefatto
fascino e misteriosa e trascendente identificazione. Ed un film, The
hours diretto dal regista Stephen Billy Elliott Daldry che ha conquistato
la critica americana (ben 9 nomination ai prossimi Oscar),di non semplice
e facile fruizione ma che nel suo sospeso suggerire ed accennare non
lascerà insensibili un pubblico assetato di storie vicine ai
ritmi del cuore. Pubblicato nel 1998, The hours di Michael Cunningham
ottenne diverse riconoscimenti (fra cui il Premio Pulitzer) imponendosi
per l’originalità e la maestria nell’intrecciare
racconti di vita che partendo da una pesante ed artificiosa letterarietà
riuscivano a trasformarsi in vibranti e reali emozioni di personaggi
a noi vicini. E Stephen Daldry adattanto il libro per il grande schermo
(sceneggiatura di David Hare) ha conservato questa cornice austera e
"classica" dove far muovere le sue tre donne (ma la macchina
da presa gli permette di sorvolare da una storia all’altra con
una leggerezza e naturale contemporaneità che nel libro è
assente!) facendoci in tal modo riscoprire il piacere di un testo "pulito"
e di parole pesante come macigni. Come autolesioniste e pesanti sono
le vite di Virginia Woolf (un’irriconoscibile e sorprendente Nicole
Kidman) che nei dintorni di Londra, negli anni venti, lotta contro la
malattia mentale che la sta logorando mentre cerca di scrivere il suo
romanzo Mrs Dalloway. O come la vita, vent’anni dopo, di Laura
Brown (Julianne Moore in un altro toccante ritratto di donna "lontana
dal Paradiso"), moglie e madre, che vive a Los Angeles alla fine
della Seconda Guerra Mondiale , dedita alla lettura di Mrs Dalloway
che la sta esortando a cambiare radicalmente la propria vita. O come
le ore quotidiane nell’odierna New York di Clarissa Vaughan ,
moderna Mrs Dalloway, (la nevrotica ed intelletual chic Meryl Streep
di costante intensità) che sta organizzando una festa in onore
del suo amico poeta ed ex amante Richard che sta morendo di AIDS. Ci
sono fiori da comprare e da regalare, visitatori in anticipo da accogliere,
suicidi desiderati e realizzati e languidi ed appassionati baci tra
donne a scandire le identiche ore di queste pesanti vite legate indissolubilmente
nella ricerca del significato della propria esistenza. Ed il regista
Daldry (onesto nei confronti del testo letterario e poco incline a concessioni
spettacolari) costruisce un preciso e tragico meccanismo ad orologeria
che scandisce i minuti di un film a tratti esageratamente calligrafico
ed intellettualistico ma (pur nella sua calda e patinata confezione)
morbosamente intimo nel suo ingenuo/perverso desiderio di interrogarsi
sul mistero della vita.
Di
Calogero Messina |