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THE HUNTED - LA PREDA

"Io ti insegnerò ad uccidere in modo rapido, preciso e sicuro" grida l’istruttore di guerra L.T. Bonham alle sue giovani reclute, tra le quali "l’allievo" particolarmente attento e diligente Aaron Hallam. E quando si insegna ad uccidere vale, paradossalmente, lo stesso discorso e "didattica" applicabile a qualsiasi disciplina: la teoria sembra complicata mentre nella pratica è tutto più semplice di quanto si potesse immaginare! Ma in questo "esercizio" esiste una variabile particolare, come tiene a ricordare Bonham ai suoi soldati: quando si incomincia ad uccidere è poi difficile smettere! Ne sa qualcosa l’Agente delle Forze Speciali Hallam (Benicio Del Toro in grande forma) che dopo anni di "onorata" carriera vive tormentato dagli incubi così come L.T. Bonham (Tommy Lee Jones eloquente nei suoi silenzi e movimenti felini) che cerca di gettarsi alle spalle il suo passato. Entrambi vittime/eroi succubi di coscienze in crisi: il primo è un assassino a piede libero mentre il suo ex istruttore vive in esilio dal mondo, confinato e confuso nella vastità della natura fra le nevi della Columbia. E l’ultima missione li vedrà impegnati l’uno contro l’altro in un’estenuante e violenta caccia dove i ruoli di preda e cacciatore sono pericolosamente confusi. Attratto da sempre dal lato oscuro dell’animo umano (nel thriller "Il braccio violento della legge" c’è un poliziotto che controlla a fatica il proprio lato criminale ,in "Vivere e morire a Los Angeles" il poliziotto oltrepassa i confini della legge per incastrare uno spietato criminale mentre ne "L’esorcista" il demoniaco abita dentro di noi), il regista William Friedkin continua la sua indagine sui conflitti interiori dell’uomo raccontando in "The Hunted - La Preda" la cruenta caccia di due uomini che esclusivamente nel sangue riescono ad espiare le loro colpe ed a trovare (forse) la loro "redenzione". Ma dispiace (inevitabilmente condizionato il nostro giudizio dagli attuali cronache di guerra) rilevare nel film esigue tracce di un’analisi (presa di posizione labile) e la mancanza di una seria ed approfondita riflessione su un sistema (quello militare americano) e più in generale su una società ed un governo che premia e si fa vanto di una vittoria conquistata sul campo di battaglia che invece, a tutte le latitudini, è il più tragico segnale della sconfitta della Ragione dell’Uomo! Da bravo e solido professionista, Friedkin si "limita" così a costruire un avvincente "caccia all’uomo" dove oltre ad un teso incipit, a combattimenti a due mai coreografati ma assolutamente realistici e alla magnetica alchimia di due interpreti ben assortiti non rimane molto altro da segnalare dispiacendoci per la mancata occasione di ciò che avrebbe potuto diventare questa storia con altre finalità , più spessore e maggiore voglia di osare!

Calogero Messina


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