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THE LIFE OF DAVID GALE Teso. Serrato. Essenziale come tanti altri lavori del regista Alan Parker che in una filmografia di 14 titoli (girati in 28 anni d’attività) ha sempre ponderato con attenzione e la giusta calma il copione al quale avrebbe dedicato due anni della sua vita. E “The life of David Gale”(sceneggiatura dell’ex professore universitario Charles Randolph) ha effettivamente quelle caratteristiche di pulizia, rigorosità e di emozionante profondità che da anni caratterizzano il lavoro di Parker (“Birdy”, “Missisipi Burning”, “Evita”). La storia di David Gale (un Kevin Spacey a suo agio con un personaggio contraddittorio e ricco di sfumature), professore universitario, militante contro la pena capitale e a sua volta condannato a morte per l’omicidio della sua amica e compagna di tante battaglie Constance (una straordinaria Laura Linney da Oscar!), viene raccontata dallo stesso Gale alla giornalista Elizabeth(Kate Winslet) negli ultimi tre giorni da recluso della prigione di Ellis, nel Texas orientale. Spetterà proprio alla giornalista scoprire la verità in un’ avvincente e sorprendente intreccio che sino all’ultima scena riserverà non poche sorprese. E così altro non si può rivelare di una storia che è sì un ben congegnato thriller ma anche una dura e dolorosa invettiva contro la pena di morte (Alan Parker si è documentato personalmente ed ha approfondito a lungo la questione)… e più in generale racconta la storia di uomini e donne capaci di arrivare agli estremi per le proprie convinzioni. Dietro la patina quindi del film commerciale di genere (una buona esca per gli Studios americani che non hanno esitato a finanziare il progetto) il regista inglese sferra un potente atto d’accusa contro la società americana (in Texas dal 76, dalla restaurazione della pena capitale, le esecuzioni si susseguono a ritmo di record) e di riflesso contro gli altri Paesi dove la condanna a morte viene ancora applicata (come la Cina, l’Iraq o il Congo). Ed in tempi in cui il cinema americano (Da “Bowling a Colombine” a “Chicago” che tra una canzone ed un ballo racconta di una giustizia malata e “spettacolare”) riprende ad interrogarsi sulla sua vita sociale, civile e politica con sguardo attento e riflessivo, non stona ogni nuovo “contributo” che possa aiutare un popolo devastato e sofferente a trovare nuovi sentieri e percorsi di vita.
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