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TWO WEEKS NOTICE

Gli ingredienti sono sempre gli stessi: un uomo ed una donna, l’uno ricco e l’altra povera (raramente il contrario…e naturalmente si parla di ricchezza/povertà non solo in senso materiale ma anche spirituale, intellettuale o morale…. qualità e prerogative quest’ultime soprattutto del sesso femminile), rapporti iniziali inesistenti se non più spesso conflittuali, caratteri di contorno simpatici e divertenti, fascinose location, colonna sonora che spazia dal pop più commerciale alle melodie senza tempo ad esempio di un Frank Sinatra e, a cinque minuti prima della parola "The End", il tanto sospirato bacio tra la coppia che si scopre felicemente innamorata! Ecco la ricetta della commedia romantica americana aggiornata ai nostri tempi e "Two weeks notice" del regista esordiente Marc Lawrence, interpretata (e prodotta) da Sandra Bullock (su, coraggio Sandra: dimostraci che sai interpretare altri ruoli!) e Hugh Grant (qui sotto tono ma che ingiustizia averlo ignorato alle nomination dei prossimi Oscar per la sua interpretazione in "About a boy"), segue fedelmente la "preparazione" ma, come accade nelle migliori famiglie, non basta imparare a memoria una ricetta per diventare una brava cuoca: l’estro, il gusto personale e l’inventivo intuito e prontezza sono i veri segreti di ogni buon piatto che si rispetti! E Marc Lawrence è semplicemente un onesto e bravo "esecutore" ma nel raccontare la storia d’amore "impossibile" tra il miliardario George Wade (il volto pubblico di una delle maggiori società immobiliari di New York) e Lucy Kelson (avvocatessa ambientalista dalla forte coscienza sociale e civica che finirà per lavorare con il "nemico" Wade diventandone più che la legale una sorta di balia personale) non riesce a creare quell’alchimia e ad infondere alla storia quella emozionante magia che hanno reso uniche commedie romantiche come "A colazione da Tiffany" o, per non andare troppo indietro nel tempo e rimanere su standard più raggiungibili ma pur sempre vincenti, "Pretty Woman".


HUGH GRANT E SANDRA BULLOCK: “COM’E’ BELLO INNAMORARSI A NEW YORK”

milionario George Wade (Hugh Grant), il volto pubblico di una delle maggiori società immobiliari di New York, ha bisogno di un nuovo avvocato. Purtroppo George ha la pessima abitudine di assumere sempre belle donne dalla scarsa professionalità e di finire a letto con loro… fino a che non combinano qualche costoso guaio e vengono licenziate dal noioso fratello Howard, il vero cervello dell’azienda. Quando Howard gli impone di assumere un legale che si sia laureato in una università prestigiosa, George si ritrova a trasformare un confronto con l’avvocatessa ambientalista Lucy Kelson (Sandra Bullock) in un involontario colloquio di lavoro. I due finiranno per lavorare insieme e, inevitabilmente, si innamoreranno come si conviene ad una commedia romantica che si rispetti! E Two weeks notice, diretto dall’esordiente Marc Lawrence, ne è un modello di tutto rispetto: battibecchi, incomprensioni, protagonisti belli e affascinanti, dialoghi scoppiettanti e classico happy end che arriva a coronare il travagliato sogno d’amore! E Hugh Grant e Sandra Bullock, anche dal vivo, sembrano appena usciti dal grande schermo per ripetere, a beneficio della stampa italiana presente per la conferenza stampa del film, le schermaglie amorose, le divertenti punzecchiature di una coppia che (puro calcolo di marketing cinematografico o sincero feeling?) si porta “appiccicato” addosso l’allure proprio di quei personaggi affascinanti e carismatici che ce li hanno fatti amare al Cinema!
Come si è trovata nei panni, peraltro non nuovi, di produttrice ed interprete dello stesso film?
SANDRA BULLOCK: Sinceramente ogni volta mi ripeto che è un’esperienza da non ripetere mai più! Ma mi rendo anche conto che non avrei potuto realizzare questo film in modo diverso… io sono fatta così: prima mi lancio nelle imprese folli e poi me ne pento!
E cosa si prova a recitare a fianco di una bella e simpatica attrice che però è anche la produttrice del film?
HUGH GRANT: Io, al suo posto, non ci sarei mai riuscito a fare due lavori insieme! Sandra è la produttrice più sexy e carina con la quale mi sono trovato a lavorare: è stata molto carina con me ed ogni giorno mi faceva un regalino!
E lei non ha mai ricevuto regalini da Hugh?
SANDRA BULLOCK: All’inizio del film mi ha regalato una scacchiera un po’ particolare: i pezzi erano lavorati finemente a mano con particolare attenzione alle parti anatomiche! La cosa divertente era che la parte anatomica maschile andava spesso in pezzi e vi potete immaginare la difficoltà nell’incollarli!
Cosa le è piaciuto del suo personaggio? Ed è mai dipeso nella sua vita così tanto da una donna come accade al suo George Wade?
HUGH GRANT: Mi ha molto incuriosito che fosse un personaggio completamente diverso da me: George è straviziato, superficiale e quindi era un ruolo che richiedeva un grande sforzo come attore… anch’io, come Daniel Day Lewis, per identificarmi con il mio personaggio ho vissuto gli ultimi tre anni della mia vita conducendo una vita come quella di George! E per quel che riguarda la dipendenza dalle donne… posso soltanto aggiungere che io dipendo totalmente da loro: mi circondo di donne che mi aiutano e consigliano in tutto… c’è persino una signora che pensa alla mia biancheria intima?
In cosa le assomiglia il personaggio dell’avvocatessa Lucy?
SANDRA BULLOCK: Sinceramente in poco: il mio personaggio è sicuramente migliore più di quanto io, con tutti miei sforzi, potrei esserlo…. ed è per questo motivo che mi sono molto divertita nell’interpretarlo!
Perché piacciono molto le commedie romantiche americane dove solitamente gli uomini vengono salvati dalle donne?
HUGH GRANT: Perché in questo modo le donne possono avere “due uomini” al prezzo di uno: quello superficiale e canaglia e l’uomo solido come una roccia che dà tanta sicurezza!
Non le piacerebbe ritornare a ruoli drammatici come quelli ad esempio già interpretati in film come Maurice o Quel che resta del giorno?
HUGH GRANT: Sinceramente è solo qui, in Italia, che vi ricordate che c’ero anch’io in quei film! Comunque credo di essere più portato per la commedia leggera: nei film drammatici risulto noioso e per quelli è meglio che vi prendiate Ralph Fiennes!
Ma è lei che ha deciso di trovarsi più a suo agio in ruoli da commedia o è stata l’industria hollywoodiana che l’ha “costretta” in questi panni?
HUGH GRANT: La scelta parte solo ed esclusivamente da me: nessuna influenza da Hollywood! E peraltro ritengo questi ruoli una vera sfida per un attore: la commedia non è affatto facile!
Come nasce la scelta di presentare una New York così poco vista al cinema?
SANDRA BULLOCK: Ho sempre desiderato girare un film completamente a New York… anche se dal punto di vista produttivo è molto costoso! Dopo l’11 settembre sentivamo tutti la responsabilità di mostrare la bellezza di questa città con il dovuto rispetto per quello che le è successo. E così ci siamo divertiti a scegliere squarci inediti della Grande Mela come ad esempio l’East Side rispetto al più cinematografico West Side… o anche la scelta di un quartiere come Coney Island piuttosto che la “solita” Manhattan!
Alla vigilia degli Oscar…che rapporti ha con i Premi del mondo del cinema?
HUGH GRANT: Qualsiasi premio è ben accetto non avendone vinto mai nessuno! La gente spesso però dimentica che esiste un ricco “bacino” di attori ed attrici e quindi bisogna solo vedere chi in quell’anno si è aggiudicato il ruolo migliore! Credo infatti che il Premio Oscar venga dato non al Miglior Interprete ma solo al Miglior Ruolo dell’anno.

Di Calogero Messina


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