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UN BOSS SOTTO STRESS


Correva l’anno 1999 e critici e pubblico di tutto il mondo decretavano il successo della commedia cinematografica "Terapie e pallottole" , storia di un boss della mafia, Paul Vitti (Robert De Niro), patologicamente insicuro e del suo ansioso analista Ben Sobel (Billy Crystal). E siccome le leggi vanno rispettate (e quelle dello show business americano sono di una intransigenza ferrea e sistematica!) ecco arrivare puntualmente nelle sale il sequel della fortunata commedia: "Un boss sotto stress", sempre interpretato dalla stessa coppia d’attori e sempre diretto da Harold Ramis. Ma ad essere "sotto stress" questa volta è un’idea ... una storia che se nel primo film aveva conquistato per freschezza e simpatia dei caratteri, dialoghi e battute esilaranti entrate nel gergo quotidiano americano ("Tu...tu sei bravo. Hai talento!") ed una intelligente e sana presa in giro di tanto cinema "mafioso " hollywoodiano, in questo nuovo capitolo viene stiracchiata ed annacquata in un plot poco divertente e scontato. Le vicende di Paul Vitti (Robert De Niro rifà il verso al De Niro di "Terapie e Pallottole" che a sua volta prendeva in giro De Niro maschera mafiosa cinematografica!) che, minacciato di morte in carcere, finge di avere un crollo nervoso e grazie alla diagnosi di Sobel (Billy Crystal in tono minore) esce prima dalla prigione (finendo per essere "adottato" dalla famiglia proprio del suo analista!) scivolano sullo schermo facendoci costantemente rimpiangere i ritmi e le esilaranti gag delle precedenti avventure. Così né il ribaltamento dei ruoli (questa volta è Vitti che cerca di inserirsi in una vita "normale" mentre nel precedente era Ben a navigare a disagio nel mondo del crimine organizzato), la scontata presa in giro dei serial americani di successo sulla mafia come "I soprano" e né il ritorno sul grande schermo della simpatica faccia di Joe Viterelli riescono a creare quella magica alchimia comica che tanto ci aveva fatto divertire tra sedute di terapia e voli di pallottole! E mentre Jovanotti canta "Una tribù che balla" (che strano effetto!), il regista Harold Ramis conduce in porto, indolore, la sua storia augurandogli in futuro di ritornare alla verve creativa e spumeggiante di altri suoi film come il divertente "Ricomincio da capo".

Di Calogero Messina


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